Storia dell'astrologia

Storia dell'astrologia

La storia dell'astrologia dalla Mesopotamia a oggi: Babilonesi, Egizi e Greci, Tolomeo, il mondo islamico, il Medioevo e il Rinascimento italiano, fino agli oroscopi dei giornali.

Aggiornato il 24 ottobre 2026

Per gran parte della storia umana astronomia e astrologia sono state una cosa sola: osservare il cielo significava insieme misurare il tempo, prevedere le stagioni e cercare un senso negli avvenimenti. Seguire la storia dell’astrologia vuol dire quindi attraversare la storia della scienza, della religione e dell’arte, dalla Mesopotamia ai giornali del Novecento. Questa pagina ne ripercorre le tappe principali, con un’attenzione particolare all’Italia.

Mesopotamia: i presagi del cielo

Le radici dell’astrologia occidentale si trovano in Mesopotamia, tra il Tigri e l’Eufrate. Già nel secondo millennio a.C. gli scribi babilonesi registravano su tavolette d’argilla i fenomeni celesti e li collegavano agli eventi della terra. La grande raccolta di presagi nota come Enūma Anu Enlil, dalle parole con cui comincia, conteneva migliaia di osservazioni del tipo: se accade questo fenomeno nel cielo, allora ne seguirà questo per il paese.

Era un’astrologia che riguardava il re e il regno, non le singole persone: eclissi, apparizioni dei pianeti e aspetto della Luna erano letti come messaggi degli dèi sul destino della comunità. Per interpretarli servivano osservazioni accurate, e così l’astrologia diede un impulso enorme all’astronomia. I Babilonesi tennero per secoli dei diari astronomici e impararono a calcolare in anticipo il moto dei pianeti con metodi aritmetici sorprendentemente precisi.

Tra il V e il IV secolo a.C. comparvero due novità decisive. La prima fu lo zodiaco di dodici segni uguali, ciascuno di 30 gradi, una divisione regolare del cammino del Sole e della Luna che semplificava i calcoli. La seconda fu l’oroscopo personale: la tavoletta più antica che conosciamo descrive le posizioni dei pianeti per una nascita del 410 a.C. Da quel momento il cielo non parlava più solo al re, ma anche ai singoli individui.

Egitto: i decani e il tempo della notte

Gli antichi Egizi avevano una tradizione diversa, legata soprattutto alla misura del tempo. Dividevano il cielo in 36 gruppi di stelle, i decani, che sorgevano uno dopo l’altro durante la notte e scandivano le ore. Ognuno era associato a una divinità e a un periodo di dieci giorni dell’anno.

Quando, dopo le conquiste di Alessandro Magno, l’Egitto entrò nel mondo greco, i decani si unirono allo zodiaco babilonese: ogni segno fu diviso in tre parti di dieci gradi. Il più celebre monumento di questo incontro è lo zodiaco di Dendera, un bassorilievo circolare che decorava il soffitto di una cappella del tempio di Hathor, del I secolo a.C., e che oggi si trova al Louvre: vi compaiono i segni zodiacali accanto ai decani e alle figure del cielo egizio.

Il mondo ellenistico: nasce l’oroscopo

È nell’Alessandria ellenistica, tra il II e il I secolo a.C., che prende forma l’astrologia come la conosciamo ancora oggi. In una città in cui si incontravano la scienza greca, i calcoli babilonesi e le tradizioni egizie nacque l’astrologia oroscopica: un sistema che legge il tema natale a partire dal punto dello zodiaco che sorge all’orizzonte nel momento della nascita, l’Ascendente, e divide il cielo in dodici case, ciascuna dedicata a un ambito della vita.

La parola stessa oroscopo viene dal greco e significa più o meno colui che osserva l’ora: in origine indicava proprio il punto ascendente. In questi secoli si fissano le regole fondamentali: i pianeti hanno domicili ed esaltazioni nei segni, gli aspetti si basano sulle figure geometriche del cerchio, i segni hanno elementi e qualità. Molti testi furono attribuiti a figure leggendarie, come il faraone Nechepso, il sacerdote Petosiris o il dio Ermete Trismegisto, per dar loro un’autorità antica.

Negli stessi anni l’astronomo greco Ipparco scoprì la precessione degli equinozi, il lento spostamento del punto dell’equinozio di primavera rispetto alle stelle fisse. Ne nacque la distinzione, che dura ancora oggi, tra zodiaco tropicale, legato alle stagioni, e zodiaco siderale, legato alle costellazioni.

Tolomeo e Roma

Nel II secolo d.C., ad Alessandria, Claudio Tolomeo scrisse due opere destinate a durare più di mille anni: l’Almagesto, il grande trattato di astronomia, e il Tetrabiblos, in quattro libri, dedicato all’astrologia. Tolomeo cercò di dare all’astrologia una base razionale, spiegandola come l’effetto naturale dei moti celesti sul mondo, simile a quello del Sole sulle stagioni o della Luna sulle maree. Il Tetrabiblos divenne il testo di riferimento per tutta la tradizione successiva, ed è a lui che si deve il nome di aspetti tolemaici per congiunzione, sestile, quadratura, trigono e opposizione.

Nello stesso periodo lavoravano altri autori importanti, come Doroteo di Sidone, che scrisse un poema astrologico, e Vettio Valente, che nelle sue Antologie raccolse centinaia di temi natali reali con i loro commenti.

A Roma l’astrologia ebbe una storia contrastata. I Romani la chiamavano l’arte dei Caldei, dal nome dato agli astrologi venuti dall’Oriente, e più volte li espulsero dalla città, già a partire dal 139 a.C. Eppure gli stessi imperatori la usavano. Augusto rese pubblico il proprio tema natale e fece coniare monete con il Capricorno, il suo segno; Tiberio tenne accanto a sé l’astrologo Trasillo. Il poeta Manilio dedicò all’astrologia un lungo poema in latino, gli Astronomica, all’inizio del I secolo d.C., e nel IV secolo Firmico Materno scrisse la Mathesis, uno dei trattati più completi dell’antichità latina.

Il cristianesimo e la fine del mondo antico

Con la diffusione del cristianesimo l’astrologia fu messa in discussione. Il problema principale era il libero arbitrio: se le stelle determinano il carattere e le vicende di una persona, che spazio resta alla scelta e alla responsabilità? Agostino d’Ippona, che in gioventù si era interessato all’astrologia, la criticò con decisione nelle Confessioni e nella Città di Dio. Il suo argomento più famoso riguarda i gemelli: nati quasi nello stesso istante, sotto lo stesso cielo, possono avere vite molto diverse.

Nei secoli successivi, con la crisi dell’impero d’Occidente, gran parte dei testi greci andò perduta in Europa. L’astrologia non scomparve, ma sopravvisse in forme semplificate, mentre il suo patrimonio teorico passava altrove.

L’India e il mondo islamico

Una parte importante dell’astrologia ellenistica arrivò in India nei primi secoli dopo Cristo. Lo Yavanajātaka, il cui nome significa più o meno l’astrologia degli Yavana, cioè dei Greci, è uno dei testi che testimoniano questo passaggio. In India l’astrologia, detta jyotiṣa, si fuse con tradizioni locali e sviluppò un sistema proprio, ancora molto diffuso, che usa lo zodiaco siderale e dà grande importanza alla Luna e ai nodi lunari.

Dall’VIII secolo il centro degli studi divenne Baghdad, la capitale degli Abbasidi. Nella cosiddetta Casa della sapienza i testi greci, persiani e indiani furono tradotti in arabo, studiati e ampliati. Astrologi come Māshā’allāh e soprattutto Abū Ma’shar, noto in Occidente come Albumasar, elaborarono teorie che avrebbero influenzato l’Europa per secoli, come quella delle grandi congiunzioni di Giove e Saturno, che si ripetono circa ogni vent’anni e venivano lette come segnali dei grandi cambiamenti della storia. Nell’XI secolo lo scienziato persiano al-Bīrūnī scrisse un manuale chiaro e sistematico di astronomia e astrologia, insieme a una critica attenta dei suoi limiti.

Il Medioevo in Europa

Nel XII secolo, soprattutto in Spagna, a Toledo, e in Italia meridionale, gli studiosi europei cominciarono a tradurre in latino i testi arabi, e con loro riscoprirono Tolomeo e la tradizione greca. L’astrologia tornò a essere una disciplina colta, insegnata nelle università insieme all’astronomia, alla matematica e alla filosofia naturale.

L’Italia ebbe un ruolo da protagonista. Alla corte di Federico II di Svevia, nella prima metà del Duecento, lavorava lo scozzese Michele Scoto, astrologo e traduttore. Nello stesso secolo Guido Bonatti, di Forlì, scrisse il Liber astronomiae, uno dei più importanti manuali di astrologia del Medioevo, e fu consigliere di signori e comuni. La sua fama era tale che Dante lo collocò nell’Inferno, nel canto XX, tra gli indovini condannati a camminare con la testa girata all’indietro. Meno fortunato fu Cecco d’Ascoli, professore a Bologna, condannato e messo al rogo a Firenze nel 1327 per le sue opinioni, anche astrologiche.

La Divina Commedia è del resto attraversata dal linguaggio del cielo: Dante data il viaggio con la posizione del Sole in Ariete e fa dei pianeti i cieli del Paradiso, ognuno legato a una virtù. Nella cultura medievale il cielo era insieme un orologio, un ordine morale e un libro da leggere.

Il Rinascimento: arte, corti e dibattiti

Nel Quattrocento e nel Cinquecento l’astrologia visse in Italia una stagione straordinaria. Le corti la consultavano per scegliere il momento giusto per una cerimonia, un viaggio, la posa della prima pietra di un edificio. Papi e principi avevano i loro astrologi: Paolo III, per esempio, si affidava a Luca Gaurico.

L’arte ne conserva tracce splendide. A Ferrara, nel Salone dei Mesi di Palazzo Schifanoia, gli affreschi realizzati intorno al 1470 per Borso d’Este uniscono la vita della corte, i segni zodiacali e le misteriose figure dei decani. A Padova il grande salone del Palazzo della Ragione è decorato con un vasto ciclo astrologico, ridipinto nel Quattrocento dopo un incendio. A Roma, nella Villa Farnesina, la volta della Sala di Galatea dipinta da Baldassarre Peruzzi mostra il cielo della nascita del banchiere Agostino Chigi, il committente.

A Firenze il filosofo Marsilio Ficino, traduttore di Platone, rilesse l’astrologia alla luce del neoplatonismo: i pianeti diventavano simboli di qualità dell’anima, da armonizzare anche attraverso la musica e la bellezza. Proprio dalla sua cerchia venne però la critica più famosa del tempo: le Disputationes contro l’astrologia divinatrice di Giovanni Pico della Mirandola, pubblicate nel 1496, che contestavano la pretesa di prevedere gli eventi.

Molti scienziati di quest’epoca praticavano l’astrologia. Girolamo Cardano, matematico e filosofo, pubblicò raccolte di temi natali. Tycho Brahe e Giovanni Keplero calcolavano oroscopi per i loro protettori; Keplero, pur criticando molte regole tradizionali, propose nuovi aspetti e cercò un fondamento più solido della disciplina. Lo stesso Galileo Galilei preparò temi natali: nel 1609 calcolò quello del granduca Ferdinando I de’ Medici, che gli prometteva una lunga vita; il granduca morì poche settimane dopo.

La separazione tra astronomia e astrologia

Tra il Cinquecento e il Seicento le strade di astronomia e astrologia cominciarono a dividersi. Copernico, nel 1543, spostò il Sole al centro del sistema dei pianeti; Keplero scoprì le leggi delle orbite; Galileo puntò il cannocchiale verso il cielo e vide le lune di Giove. Il cosmo antico, con la Terra al centro e i cieli perfetti intorno, lasciava il posto a un universo regolato da leggi fisiche, e la fisica di Newton non prevedeva influenze dei pianeti sul carattere delle persone.

Anche la Chiesa intervenne: le bolle papali di Sisto V nel 1586 e di Urbano VIII nel 1631 condannarono l’astrologia che pretendeva di prevedere il futuro delle persone, distinguendola da quella applicata ai fenomeni naturali. In Inghilterra l’astrologia conobbe ancora un momento di grande popolarità a metà del Seicento, con William Lilly e il suo manuale Christian Astrology del 1647, ma nel Settecento, con l’Illuminismo, uscì quasi del tutto dalla cultura accademica.

Il suo segno è rimasto nella lingua. In italiano diciamo disastro, cioè cattiva stella; lunatico, per chi cambia umore come le fasi della Luna; gioviale, per chi ha il carattere allegro attribuito a Giove; saturnino, per chi è cupo e riflessivo come Saturno; e parliamo di persone nate sotto una buona stella.

La rinascita moderna

L’astrologia tornò a diffondersi alla fine dell’Ottocento, soprattutto in Inghilterra, grazie ai movimenti esoterici come la Società teosofica. L’astrologo britannico Alan Leo, morto nel 1917, ne semplificò il linguaggio e mise al centro il carattere più che la previsione degli eventi, aprendo la strada all’astrologia psicologica. Nello stesso periodo gli astrologi integrarono nel sistema i pianeti scoperti con il telescopio: Urano nel 1781, Nettuno nel 1846 e, dopo il 1930, Plutone, ai quali attribuirono nuovi domicili e significati.

Nel Novecento lo psicologo svizzero Carl Gustav Jung si interessò all’astrologia come linguaggio simbolico, e diversi autori, come Dane Rudhyar, ne fecero uno strumento di riflessione sulla personalità. Più tardi entrarono nell’uso anche Chirone, scoperto nel 1977, e gli asteroidi principali.

Gli oroscopi dei giornali

La forma di astrologia più diffusa oggi, l’oroscopo per segno solare, è un’invenzione recente. Nel 1930 il quotidiano britannico Sunday Express pubblicò un articolo dell’astrologo R. H. Naylor sul tema natale della principessa Margaret, appena nata. Il successo fu tale che il giornale gli affidò una rubrica fissa, e da lì gli oroscopi per segno si diffusero in tutta la stampa europea e americana, poi alla radio, alla televisione e infine sul web.

Questi oroscopi si basano sul principio delle case solari: il segno del Sole del lettore viene usato come prima casa, e i transiti dei pianeti vengono letti nelle case che ne derivano. È lo stesso metodo che usa Skyzen.it, con la differenza che qui le posizioni dei pianeti sono calcolate con precisione, giorno per giorno, e le regole di interpretazione sono esplicite e verificabili, come spieghiamo nella pagina sul metodo.

L’astrologia e la scienza oggi

Nel corso del Novecento sono stati fatti diversi tentativi di verificare l’astrologia con metodi statistici. Lo psicologo francese Michel Gauquelin sostenne di aver trovato correlazioni tra la posizione di alcuni pianeti e la professione, ma i suoi risultati sono rimasti controversi e non sono stati confermati in modo convincente. Nel 1985 la rivista Nature pubblicò un esperimento in doppio cieco del fisico Shawn Carlson, in cui alcuni astrologi non riuscirono ad abbinare i temi natali ai profili di personalità meglio di quanto farebbe il caso.

Oggi la comunità scientifica non considera l’astrologia una scienza: le sue affermazioni non hanno trovato conferma negli studi controllati, e non è noto alcun meccanismo fisico attraverso cui i pianeti possano influire sul carattere o sugli eventi. Allo stesso tempo l’astrologia resta una delle tradizioni culturali più antiche e longeve dell’umanità, che ha accompagnato la nascita dell’astronomia, ispirato artisti e poeti, lasciato tracce nella lingua e nei calendari.

È con questo spirito che la presentiamo su Skyzen.it: come un patrimonio di simboli e di storie da conoscere, e come un intrattenimento da vivere con curiosità, senza attribuirle il potere di decidere al nostro posto.

Un’eredità astronomica

C’è infine un dettaglio tecnico che lega il presente a questa lunga storia. Lo zodiaco usato dall’astrologia occidentale è quello tropicale, fissato da Tolomeo: il primo grado dell’Ariete coincide con l’equinozio di primavera. A causa della precessione scoperta da Ipparco, in circa duemila anni l’equinozio si è spostato di quasi un segno rispetto alle costellazioni, e per questo oggi il Sole, il 21 marzo, si trova davanti alle stelle dei Pesci e non a quelle dell’Ariete.

Non si tratta di un errore: i segni tropicali seguono le stagioni, non le costellazioni che portano lo stesso nome. Per rispettare questa definizione, i calcoli di Skyzen.it riferiscono le posizioni dei pianeti all’equinozio della data, esattamente come prevede la tradizione.

Domande frequenti

Dove è nata l'astrologia?

In Mesopotamia, dove i Babilonesi osservavano il cielo per trarne presagi; l'astrologia dell'oroscopo personale, con Ascendente e case, si è sviluppata più tardi nell'Egitto ellenistico.

Qual è l'oroscopo più antico conosciuto?

Una tavoletta cuneiforme babilonese che descrive il cielo di una nascita del 410 a.C.

Perché i segni non coincidono più con le costellazioni?

Per la precessione degli equinozi: lo zodiaco tropicale, usato in Occidente, parte dall'equinozio di primavera, che in duemila anni si è spostato di quasi un segno rispetto alle stelle.

L'astrologia è una scienza?

No: oggi l'astrologia non è considerata una scienza, perché le sue affermazioni non hanno trovato conferma negli studi controllati. Skyzen.it la presenta come tradizione culturale e intrattenimento.

L'astrologia è presentata come tradizione culturale e intrattenimento.